En plein air

by Marta Malavasi

I luoghi che noi abitiamo e che ci circondano rappresentano la memoria del passato e ricordano le azioni di coloro che li hanno vissuti e trasformati.

Secondo la metafora di Eugenio Turri ne “Il paesaggio come teatro”,in questi luoghi noi ci muoviamo come attori e come spettatori.

L’uomo non si sofferma solo ad ammirare il paesaggio in lontananza, così come assiste ad uno spettacolo teatrale, ma è anche protagonista della trasformazione e dell’evoluzione di questo, che diventa così la scenografia delle sue azioni.

Il paesaggio che noi osserviamo racchiude tutto ciò che è stato compiuto in esso nel passato e nel presente, quindi diventa memoria collettiva, luogo da osservare per poter conoscere la nostra storia.

L’ evoluzione della vita moderna ha modificato il nostro modo di percepire ciò che ci circonda; il paesaggio è in continua mutazione proprio per poter rispondere alle esigenze dell’uomo.

Spesso questi cambiamenti non tengono in considerazione il fatto che questi luoghi trasmettano la memoria del passato.

Si pone quindi il problema di come rapportarsi con il paesaggio ‘storico’ e di come tutelarlo e conservarlo.

Il paesaggio però ,per essere conservato ,deve trovare le ragioni del proprio essere nella logica e nelle concezioni attuali, la conservazione non deve essere passiva, non deve esserci un congelamento delle condizioni del passato,ma un’evoluzione in rapporto con le esigenze che si riscontrano nel presente.